Bindigestione

Non andare a votare ha un senso. E’ una richiesta politica precisa al segretario entrante del partito: di effettività dell’azione, di discontinuità con il passato, di capacità di affrancamento dalla melma di apparato che lo appoggia strumentalmente. Insomma, di saper affrontare i prerequisiti per cambiare.
Solo se avrà dato risposte e risultati si voterà il PD quando sarà l’ora. Ma serve un partito radicalmente diverso da quello che appare oggi. Che lo sappia.

La Bindi è stata fatta ascendere senza colpo ferire per simulare una risposta a quella richiesta pressante. Un po’ come tutta la front line pulita dei candidati. Ma non ha la forza per cambiare di suo le cose, mentre Veltroni potrebbe anche averla, se giocherà bene le sue carte future. Oggi non otterrà forza, perché gli daranno ragione le percentuali, non i numeri assoluti.

Andare a votare la Bindi (con tutto il bene che potremmo dirne) avrebbe un senso politico se fosse un candidato alla guida del nascente Partito Democratico, non un suo specchietto per le allodole.

3 commenti su “Bindigestione

  1. Leggere questa tua riflessione mi rende ancora più felice per aver appena votato per Rosy.
    Mi spieghi a che servono le primarie se il candidato deve essere unico?
    Né Rosy né Walter cambieranno niente, perché la gente che comanda sta dietro di loro ed è sempre la stessa.

  2. @lucacicca
    Se nessuno dei due cambierà niente, mi dici piuttosto perché hai partecipato ad un rituale politico che tu stesso ritieni finto?
    Io dico che voterò quando mi sarà data la possibilità di dire: “no, quelli li dietro che comandano non li voglio. Ne voglio altri”.
    Stiamo dicendo la stessa cosa, ma tu ne ricavi delle conseguenze opposte ai presupposti!

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