Circoscrizione obbligatoria

Ogni qual volta mi si prospetta una gita in Circoscrizione mi coglie in bocca quella soave scoglionevolezza che noi perfettisti proviamo quando messi in prossimità delle cose inutili.
Giustificata, nel mio caso, dalla varia disumanità ricorrente in tutte le visite alla Quinta, sulla Tiburtina.
Solo le ultime, cronologicamente:

  • Carta d’identità rinnovata. Scrivo “castani” sulla richiesta, la tipa mi sbircia di sottecchi protetta dal vetro. Sulla carta c’è scritto “brizzolati”. Ma brutta…
  • Manuela prende la residenza da me. Ci fanno dichiarare e controfirmare che “non esiste alcun tipo di rapporto affettivo” tra noi. Anzi, ci stiamo solennemente sulle balle.
  • Il parcheggio diventa a pagamento. Arrivo, e il berrettato ha il coraggio di chiedermi quanto tempo voglio restare. Non sembra sfiorato dal sospetto che la faccenda trascende ogni mio controllo! (come Valmont a Cecile De Volanges)
  • Consueto umiliante recruiting di testimoni posticci. Serve una seppur minima socialità ovviamente fuori dalla mia portata.
  • Rinnovo documenti rubati: veniamo reindirizzati verso i carabinieri per far validare la denuncia spagnola. Quando questi invece ci assicurano che bastava un’autocertificazione. Diciamoci la verità: da queste parti nessuno sa mai niente di preciso di nessuna procedura, il funzionario pubblico è solo un freestyler dell’improvvisazione normativa. Basta saperlo.

Oggi poi. Variazione dello stato di famiglia. Già è così intollerabilmente anacronistico farci venire fin qui. Nell’attesa ristrutturo mentalmente iter burocratici e processi informatici dell’ufficio.
Una donna ci chiede con la massima disinvoltura se siamo anche noi lì per un certificato di morte. Boh, sarà una vedova nera. La morte, la nascita. E’ il nostro turno, ma da noi c’è un passeggino che sconfina dallo sportello accanto. Retto da un babbo che sta urlando tutti i suoi cazzi all’impiegata che non sente, sotto al cartello “per favore, rimanere dietro la striscia gialla per esigenze di privacy”.

Ci viene chiesto “chi è il capofamiglia?”.
Chiedo disperato all’impiegata un modulo per uscire dal medioevo.
Si umanizza, ci dice che ora effettivamente si chiama “intestatario di scheda”.
Con l’aberrante sensazione di essere un “diversamente capofamiglia” faccio calare il ponte levatoio.

2 commenti su “Circoscrizione obbligatoria

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