Dall’aria vagamente socialista

Lasciamo riadagiare il polverone di Bush barbuti e dottrine politiche in taglio basso, che la stampa si sa che ci lucra con gli annunci mortuari. Il capitalismo è ben solido, e non è rigor mortis.

A rotative ferme bisognerà pure rendersi conto che questa riconversione pragmatica all’interventismo statale poco c’entra con il comunismo.
La dottrina Paulson è solo la continuazione del liberismo con altri mezzi.
Nazionalizzare i debiti fraudolenti non mi pare una pratica redistributiva molto efficace!

In qualunque modo si finisca per chiamare questo forzato “Brand New Deal”, possiamo già prevedere che per mascherare i suoi obiettivi finirà per usurpare volgarmente campi semantici lontanissimi. Un po’ come fece il nostro Partito Socialista, che a forza di girare la mischia verso l’odore dei soldi si trovò a mazzolare con voluttà la propria base. Ma oggi la truffa è trasparente, e agevolata dal primato dei pensieri deboli in occidente.
Quindi, attenzione a etichettare questo movimento. Che le finte sinistre sottraggono spazio a quelle vere.

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Dopo il capitolo “Come uscirne” andrà comunque scritto il successivo “Come fare in modo che non succeda più”.
Ovviamente l’obiettivo dei croupier attuali è di riuscire a salvare il tavolo per ridare un nuovo giro di fiches agli stessi giocatori.
E qui è il voto di novembre a giocare un ruolo decisivo. Forse l’unica possibilità di evitare il rischio del ’29 periodico è in un processo di “globamizzazione” in grado di incrinare la deregulation finanziaria derivante dalla contiguità della politica alla finanza. Obama del resto ha già dimostrato la sua capacità di affrancamento dall’establishment economico, finanziando la sua campagna prevalentemente dal basso, con una miriade di piccoli contributi dai cittadini.
Persino Profumo oggi ha ammesso che “è necessario ristabilire la primazia della politica”. Vuole più regole, e più controlli. Mi sa sarà costretto a emigrare.

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