E se ai cinesi piacesse?

Quanta bella indignazione male indirizzata!

E’ brutto il portalone? Ma per chi? Non siamo noi il pubblico di riferimento! Voi vivreste l’Italia nello stesso modo in cui la vive un benestante extracomunitario di passaggio in grand tour europeo di una settimana? Passeggereste per Venezia con le gondole sottobraccio e in mano la palla di vetro con Woityla innevato presa ieri a via della Conciliazione?

E’ inusabile la navigazione? Certo, ma se gli americani si divertono a perdersi allegramente in Myspace…! Ah, già, ma quando il caos è serendipico (ahimé) è produttivo! Non è escluso invero che con quella struttura di menu un aspirante turista che stia cercando la pagina del Colosseo trovi invece il blog della figlia di Veltroni!

Non ti senti rappresentato in quanto italiano? Ma il prodotto non serve a rianimare il tuo sentimento di appartenenza agonizzante: serve a far affittare più camere a tuo cognato Giuseppe Bellavista detto Hotel, o a convincere uno che non ha mai visto un’abitazione antecedente gli anni sessanta a farsi prendere la sindrome di Stendhal davanti al tal rudere medievale in periferia di Barbagnate Di Sotto.

O anche no! Il punto è che stavolta il movimento della blogosfera verso un’unica, indifferenziata lapidazione mi sa tanto di branco. Perché usa in gran parte argomenti in fin dei conti soggettivi, o generici, o apodittici, o inverificabili, o comunque privi di falsificabilità nel senso più propriamente popperiano.

Posso condividere molto di quello che è stato detto. Quello di cui posso però accusare con ragionevole certezza i fautori di questa operazione è:

  1. Il portale Italia.it, soggetto alla vigente normativa sull’accessibilità, pur essendo costato ai contribuenti uno sproposito NON è conforme ai requisiti di legge. Lo dicono loro stessi, anche se minimizzando l’ampiezza dei problemi, che non riguardano singole sezioni ma tutte le pagine (non linearizzabilità dei contenuti di molte tabelle, mancanza di semantica, non rispetto del pure esecrabile algoritmo di testo/sfondo ecc…). Peraltro realizzate con tecniche obsolete.
  2. Non è appropriato, per un paese che vuol convincere il mondo (o almeno le agenzie di rating) di non essere in declino, impostare una campagna di comunicazione che preveda l’identificazione con un simbolo in qualche modo interpretabile come un fallo smosciato.

9 commenti su “E se ai cinesi piacesse?

  1. La tua professionalità si vede anche qui. Ho preferito commentare con dei “…” o in privato, e concordo pienamente i tuoi punti che sostengo ulteriormente:

    1. Escludiamo la Stanca, che è comunque normativa Italiana, ma allora prendiamo come riferimento le WCAG che, per quanto datate, sono internazionali… altrimenti la Section 508? Non usiamo nulla? Bene, ma almeno il buonsenso… solo quello

    2. L’intepretazione, si sa, è spesso molto personale, non solo dal gusto del grafico ma anche delle persone e dalla sua presentazione fatta con tutta la spiegazione tecnica… ma anche quello che fa venire in mente a una persona e quelle linee curve associate a quel colore (nulla da dire, effettivamente il colore della Nostra Bandiera è difficile da trattare)… mmm… sarà che sono un pò raffreddato ma mi fa pensare ad altro! Ha comunque i suoi pregi e note tecniche, ma alla fine a quello fa pensare. :-)

  2. Per certi versi potresti avere anche ragione, se non ci fosse scritto in alto, sotto il logo, “il paese di qualità”. Se mi permetti, e’ come scrivere Parmigiano sulle sottilette o Ferrari su una utilitaria.Se questa è tutta la qualità che sappiamo esprimere siamo veramente messi male.Mi dispiace, ma non concordo neanche con il discorso della blogosfera-branco. Penso, invece, che si tratti dell’indignazione di tutte quelle persone che nell’IT lavorano, lavorano bene e spesso sono sottopagate e sottostimate (vedi le ultime lettere sull’argomento IT pubblicate su punto informatico).Vedere online un sito così è una sconfitta per tutti npi.

  3. Pingback: milus.it

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