I “curautori” nell’epoca della loro definibilità tecnica

Del libro dei Fincipit di Eio e Stark sapete già tutto, perché l’avete fatto voi.
Divertentissimo mentre lo si faceva pezzo a pezzo, ancora rigodibile da spulciare su carta.

Guido, che ci tiene alla reputazione da battutista, se l’è comprensibilmente presa per la mancanza di attribuzione esplicita dei singoli pezzi, perché “per i fincipit è tanto importante sapere l’autore dell’incipit che l’autore del fin”. Posizione rispettabile che presuppone una rigida separazione tra gli autori (del singolo pezzo) e i curatori (della raccolta).

Come si fa a pensare di mettere regole al publishing online se neanche in quello tradizionale talvolta riusciamo a districare il bandolo? Ecco la matassa esposta da Stark:

Ti assicuriamo che ci abbiamo provato, a mettere i singoli autori delle battute: le prime bozze del libro avevano tutte, sotto l’opera originale, il nome dell’autore e a noi sarebbe veramente piaciuto fosse stato così. Poi si è deciso diversamente (noi, insieme a chi ha fisicamente “fatto” il libro) per ragioni estetiche e tipografiche, considerato che in molti casi si sarebbe vista una didascalia più lunga e appariscente delle battute stesse. Abbiam fatto molte prove, perché -credimi- ci tenevamo noi per primi, ma i fincipit più brevi di una riga finivano sempre per “annegare” e sperdersi in mezzo alle informazioni collaterali.

Inoltre c’era un altro problema, da non trascurare. Buona parte delle battute sono state parecchio rimaneggiate rispetto al fincipit originario (in genere idee che potevano funzionare, ma avevano bisogno di una limata più o meno vigorosa) per cui ci sono molte battute che non somigliano più alle originali, se non per lo spunto o il ‘meccanismo’ umoristico. Ovviamente gli autori di queste battute sono stati citati nell’elenco, ma non ci sentivamo di attribuire loro cose che non avevano in effetti scritto (specie nei molti casi in cui la battuta all’inizio era “innocente” e la nostra correzione le ha fatto prendere una svolta, diciamo così, greve: non a tutti può far piacere). Alcuni altri, evidentemente blogger anonimi, ci hanno dato il loro vero nome a condizione che non venisse associato alla battuta inviata, cosa che li avrebbe resi riconoscibili. Poi ci sono le battute anonime, quelle che abbiamo fatto noi due, quelle mandate da più autori con sfumature leggermente differenti, quelle che abbiamo costruito sintetizzando le diverse idee di più autori.

Qui Stefano fa notare che solo per alcuni pezzi vale l’attribuibilità rigorosa invocata da Guido: poiché la natura autoriale dei fincipit inclusi nel volume è estremamente eterodossa (i curatori sono anche parzialmente autori di molti pezzi, e interamente di alcuni altri), i metadati non sono omogenei, e quindi difficilmente esponibili senza turbare la fruizione, che ha le sue regole di leggibilità.

Insomma, è un problema di conflitto fra Information Architecture e User Experience.

Esistono ovviamente molteplici soluzioni. Che in questo caso passano tutte attraverso la numerazione dei fincipit (come nelle Formiche). L’associazione tra numero e autore, con eventuali note riguardanti le modifiche rispetto all’originale, è possibile riportarla nell’appendice del volume, ma le dimensioni dell’apparato critico lo farebbero sembrare quasi una parodia, per l’esilità dell’oggetto a cui sono applicate (e non sarebbe stata neanche una cattiva idea farlo così apposta). Ma, in questo caso, l’esistenza di un sito di prodotto poteva facilmente risolvere le esigenze di attribuzione, senza appesantire il libro, a cui bastava riportare l’indirizzo dell’apposita pagina online.

In definitiva, mi sembra che in casi come questo il web sia in grado di venire in soccorso all’editoria tradizionale, invece di minacciarla. Proponendo le soluzioni tecniche che consentono di specificare con sufficiente precisione i ruoli di autore e curatore quando chi firma viene inopinatamente colto nella posizione intermedia di “curautore”.

2 commenti su “I “curautori” nell’epoca della loro definibilità tecnica

  1. Voglio dire, e forse l’ho detto nel momento più sbagliato…è la differenza tra web e carta! Da eio “fincipit” posso trovare chi ha scritto e cosa. Posso sorridere o ridere di cuore dicendo grazie a quel “genio” che l’ha scritto. Io sono uno, dei pochi, che quando vede una bella e divertente campagna pubblicitaria vorrebbe stringere la mano non al prodotto ma a quella “testa” che l’ha ideata. Uno dei pochissemi che “legge” i titoli di coda dei film, perchè senza quella massa distinta, il film non sarebbe stato possibile. Leggendo, su carta, perchè non posso dire BENE, BRAVO, 7+ a questo o a quell’autore? Ci sono dei finali migliori degli incipit. Forse non era il momento, forse non era il modo, forse meglio tacere…senza nulla togliere agli autori “geniali” che hanno pensato e realizzato “fincipi” sul web e su carta.

  2. Hai fatto bene a puntualizzare invece. Così mi hai dato modo di coniare il Curautore 😉

    P.S. Ci vediamo in qualche cinema alla fine dei titoli di coda, che siamo almeno in due.

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