Il teorema del triangolo nero

Non mi pare che l’appello del Triangolo nero (nato su Carmilla) contro la supposta deriva razzista dello stivale contribuisca alla civiltà del dibattito.
Trovo che il testo dell’appello non sia sottoscrivibile, per diversi motivi.

In primo luogo perché mira a ridurlo a un fenomeno del tutto irrazionale, senza alcun fondamento nei fatti. Io, da sinistra, sono abituato a cercare le probabili ragioni di fondo anche in movimenti che mi sono del tutto estranei: se molte persone di Brescia sono stanche di vedere parte del proprio gettito fiscale redistribuito inefficientemente verso il meridione, e spingono politicamente per una redistribuzione a carattere locale, devo riconoscere legittimità e logica all’intento (purché siano pronti a sopportarne anche le conseguenze nefaste), a prescindere dalle storture ideologiche del leghismo.
I relatori dell’appello fanno finta di ignorare la questione al centro del dibattito, nei termini oggettivi in cui è riassumibile, leggibili anche (un po’ sottotraccia) nella stampa nazionale:

  • dal primo gennaio 2007 i romeni sono cittadini comunitari, con libera circolazione nel territorio europeo.
  • in Romania viene segnalato un improvviso calo del 26% della microcriminalità nel primo semestre 2007 rispetto all’anno precedente (statistiche che riporto da Repubblica del 2 novembre: nel caso siano false o manipolate, vi prego di segnalarmelo);
  • è opinione largamente diffusa sia nelle istituzioni italiane che nella comunità regolare dei romeni in Italia (ognuno può verificarlo agevolmente chiedendo in giro) che
    • a) l’esodo (più o meno massiccio) di delinquenti verso l’Italia sia reale, e non solo percepito;
    • b) sia provocato non tanto e non solo dal minor peso delle pene previste nel nostro ordinamento, quanto dalla radicale inefficacia della loro modalità di applicazione. In sostanza, vengono qui perché “anche se li prendono, non gli fanno niente”. Coscienza che pare stimoli i peggiori istinti di alcuni che, giunti qui, si sentono autorizzati ad una libertà d’azione che mai si sarebbero permessi in patria (a quest’ultimo pensiero non c’ero arrivato da solo, me lo ha suggerito una ragazza romena). Certo, non si tratta solo di esodo: l’anarchia genera in loco nuova delinquenza.

Questo è il problema di fondo, la struttura razionale sotto agli eccessi di pancia della generalizzazione, del giustizialismo, del razzismo ingiustificato e della strumentalizzazione politica e mediatica (scandalosa, concordo) denunciati dall’appello. Le statistiche citate, riportate con l’intento di prosciugare gli argomenti agli “emergenzisti”, non rispondono affatto a queste domande: sventolare dati ventennali fino al 2006 come può falsificare la denuncia di un problema relativo al 2007? Direi che sono stati evitati ad hoc gli argomenti sui quali i relatori non avevano risposte. In questo senso, il testo è insopportabilmente retorico, e fuori dalla realtà.

Il testo dell’appello sarà probabilmente ricordato anche come “manifesto del benaltrismo”, per quanto ne risulta intriso dei più deteriori stilemi di maniera. E’ evidentemente vero che “delitti individuali non giustificano castighi collettivi”. Non credo servisse un pool di intellettuali per rimarcarlo: chi lo nega è irrecuperabile al ragionamento. A questo riguardo l’appello sembra del tutto inutile, se non all’autosegnalazione dell’attivismo di relatori e firmatari.
Da inutile si fa però deleterio quando esprime volontà di estinguimento di alcuni reati per la semplice esistenza di delitti maggiori, siano essi transnazionali o intrafamiliari. Sembra ormai rimossa l’elementare evidenza che la certezza della pena è alla base dell’ordinamento democratico e del diritto internazionale a cui l’appello stesso si richiama, del tutto contraddittoriamente.
Segno dolente che anche la tolleranza ha un suo qualunquismo. Tanto per non farci mancare nulla.

Rimane ancora aperta una questione di misura di ogni denuncia antiqualunquista. Dire che non tutti gli zingari sono ladri è ovviamente necessario, e svuota la cartucciera del più becero qualunquismo. Dopo questa petizione di principio però bisogna andare a vedere in quale posizione tra lo zero e il cento per cento si posiziona il fenomeno. Perché se è uno solo lo zingaro ladro è un conto, ed è allora in atto da decenni una massiccia campagna di demonizzazione; ma se sono tutti ladri tranne uno, allora l’obiezione del qualunquismo è solo un gioco di prestigio semantico perseguito per fini politici.
E qui l’esperienza quotidiana purtroppo spingerebbe a considerare la volontà di integrazione individuale dei rom come un fenomeno raro se non, talvolta, un’invenzione interessata di operatori della stampa o attivisti politici.

L’appello non si limita a condannare il clima di generalizzazione, ma scivola sull’effetto pendolo della generalizzazione ideologica di segno opposto, disposta anch’essa alla tanto deprecata rimozione delle responsabilità individuali sotto l’urgenza di una lettura “vittimizzante” politicamente orientata. Non priva di ragioni, ma tanto strabica quanto quella a cui si contrappone.

Io non sono disposto a subire l’accusa di razzismo (ne’ tantomeno di schiavismo) solo perché penso che chi commette un reato debba pagarne le conseguenze. Chi tentasse di farlo, sta solo cercando di intorbidire ulteriormente le acque della società italiana per scopi personali o collettivi. Lontani comunque dalla realtà degli accadimenti.

9 commenti su “Il teorema del triangolo nero

  1. Ciao Andrea, sono uno dei firmatari dell’appello. Devo dire che sono d’accordo su tutte le tue osservazioni, e non mi piace né il benaltrismo, né il paternalismo (le leggi debbono valere per tutti). Ciònonostante, ho trovato sgradevole il fare di tutta un’erba un fascio della campagna politica e giornalistica nei confronti dei romeni e dei rom. Mi pare che stiamo dando un’immagine di improvvisazione e incapacità reale di intervento sui fenomeni in oggetto. Io sto provando da mesi a proporre ad alcune amminsitrazioni (Comune e Provincia di Mi e Pv) di pensare progetti per l’integrazione dei Rom (ci sono milioni di € dell’UE utilizzabili); nessuna reale capacità di progettualità per cominciare ad affrontare il problema. L’integrazione degli extracomunitari si fonda su due elementi: rispetto della legalità (per loro), politiche attive (per le autorità di governo). Sono strettamente collegate. Detesto il leghismo (via tutti), al pari del buonismo (dentro tutti, però si arrangino). Scusa la lunghezza.

  2. Scrivo qui sul tuo blog una mia teoria personale, di cui mi pacerebbe avere una verifica più oggettiva:
    1) tu parli dell’esodo dei delinquenti rumeni dall’inizio del 2007, mentre a me pare invece che la criminalità rumena (soprattutto nel controllo della prostituzione) stia prosperando da alcuni anni, affiancandosi efficacemente a quella albanese, tanto da farmi pensare a un patto segreto fra i governi simile a quello che ho sempre pensato esserci stato con l’albania ai tempi di craxi/demichelis.
    2) mi pare che i rom in italia siano soprattutto di origine slava (bosniaci, bulgari, etc.) rispetto a quelli provenienti dalla romania, e che in molti campi abusivi qui a roma convivano (o convivessero prima degli sgomberi) gruppi di sbandati rumeni (questi si arrivati di recente) e rom slavi, del tutto separati fra loro (culturalemte e come attività).
    Grazie per l’attenzione
    F

  3. @Antonio Santangelo
    Bene. Ammesso e non concesso che esista una estesa volontà di integrazione nella comunità rom (che a me non risulta, e che non sembra comunque aver avuto esiti concreti dal medioevo ad oggi), il problema rimane lo stesso di sempre: cosa fare con quelli che non ci stanno?
    Secondo me nulla di specifico: quando delinquono si perseguono. Bisogna solo rinforzare l’effettività di questo assioma.
    Secondo altri devono essere compatiti per l’appartenenza ad una etnia tartassata, fatto che li rende non perseguibili. E c’è da decidere se si tratti di una castroneria o di un falso ideologico.
    P.S. Ho trovato in rete un progetto d’integrazione della Provincia di Milano:
    http://digilander.libero.it/amicofragile2006/3Pagina2_3.pdf
    Lo conosci? Lo contesti?

  4. @Francesco:
    Dal 2007 non è più arginabile il flusso, perché sono comunitari. E l’incrocio di questo dato con la statistica sullo svuotamento improvviso di microcriminalità in Romania è rivelatore di un fenomeno preciso avvenuto quest’anno. Che si innesta effettivamente su una già massiccia immigrazione romena che dura da 3-4 anni. Ma è una cosa nuova.
    Giuro che non ho idea se quel patto tra governi di cui parli sia verosimile. Però mi sembra che retrocedi troppo l’invasione albanese, che mi sembra sia degli ultimi anni del secolo, parecchio dopo il craxismo (e infatti non c’è traccia di albanesi nei film di Vanzina di quell’epoca, ma solo di marocchini).
    Sulla separazione tra Rom e romeni: sì, può darsi non vengano dalla Romania gli zingari presenti in italia. Ma se pure venissero dallo stesso identico palazzo, i romeni li emarginerebbero lo stesso: è così anche a Bucarest.

  5. Resta il fatto che omicidi e crimini violenti sono un terzo di quelli che erano vent’anni fa, che la stragrande maggioranza degli omicidi avviene dentro la famiglia, che poco più del 3% degli stupri sono commessi da estranei, che oltre il 90% delle violenze sui minori sono commesse da membri del nucleo familiare, che il numero di casi di bambini rapiti da zingari in Italia è zero perché si tratta di una leggenda metropolitana più volte analizzata e denunciata come tale dagli esperti. Qualunque tentativo di porre come centrale la questione dei rumeni è il vero benaltrismo.

  6. @Francesco Conte:
    D’accordissimo, non è una questione centrale, ed è vergognosa la campagna mediatica.
    Però l’appello è comunque sballato, per me non firmabile. E’ un brutto richiamo allo sdegno delle persone per capitalizzazione politica, che si poteva fare in altri modi, invece di fare lo slalom tra dati e argomenti per indurre verso una lettura opinabile un’analisi degli accadimenti inizialmente corretta.

  7. Andrea, il progetto della Provincia è sensato, e si aggancia a quello che sta facendo don Colmegna, che è l’ideatore del patto di legalità (accettazione delle regole v/ percorsi di integrazione). E’ una goccia nel mare. I rom sono tante etnie, con usi e costumi diversi, vedi: http://archidata.typepad.com/chez_asa/2007/05/il_problema_dei.html. Alcuni sono integrati, altri integrabili, altri hanno una forte resistenza a cambiare abitudini (accattonaggio, furto). Per i primi servvono progetti che facilitino la loro integrazione, per gli ultimi due soluzioni:
    – l’eliminazione fisica (espulsione, ovviamente)
    – il tentativo di trovare sistemi di convivenza, sempre a patto che rispettino al legalità.
    Chi delinque è soggetto, come tutti, alle leggi della Repubblica, e con esse va perseguito.
    Ma non è un problema di etnia. Ciò che infastidisce, è trattare le cose in maniera indistinta, senza fare differenze, che equivale a non affrontare il problema. Ciao

  8. Caro Andrea, dopo la tua risposta ho verificato, e ci sono state 2 ondate di immigrazione selvaggia dall’albania. La prima, che è quella a cui mi riferisco in cui avevano svuotato le galere, risale al 1991, e l’altra al 97. Durante la prima io vivevo nel salento, ricordo i pettegolezzi che si facevano allora su demichelis e compagni, e risale all’epoca la delocalizzazione in albania di numerose imprese italiane. Nel 2002-2003 c’è stata la delocalizzazione in massa di imprese italiane in romania, a pensar male si fa peccato, però…
    Per quanto riguarda la segregazione fra romeni e rom, a bucarest è come dici, ma qui a roma mi pare di capire che sono gli zingari a emarginare i romeni nelle bidonville, almeno da quello che ho “odorato” in qualche servizio televisivo, è questa la cosa strana che mi ha colpito.
    Ciao

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