In assenza di definizione

Luca mi chiama in causa per una possibile definizione di “blog” derivata dalla mia esperienza.
Dalle poche settimane di attività trascorse non credo di aver tratto sufficiente linfa da alimentare una definizione condivisa del fenomeno: forse perché, al momento, le mie ragioni sono legate ad intrecci della storia personale difficilmente replicabili altrove.
Proverò a dare quindi un balbettato resoconto di ciò che mi spinge ad articolare qualche pensiero pubblico in questa sede.

Una postilla sulle regole del gioco: 2000 battute sono una “contrainte” un po’ blanda per un ex oulipista. Si potrebbe pensare di scrivere il pezzo senza usare la parola “blog”.
Ma sì, esageriamo pure: lo scrivo direttamente senza usare affatto le lettere B, L, O e G.
Il lipogramma è l’unica strategia che un perecchiano conosce per raccontare l’assenza di una possibile definizione di BLOG.

Se sapessi che accidenti scrivere di questa faccenda avrei di che ritenermi infine a casa. Invece, da appena una decina di settimane di attività (tracce rarefatte di scrittura) ci si appresta a prendere una via senza sapere in che paese si è diretti.
Perché è un paese, dice Mante. Per chiacchierare e discutere e anche incazzarsi per niente, senza questuare casa per casa (usci aperti per tutti!). E per crescere. Se ci si riesce.

Sicuramente da più parti si sentirà disquisire in tema di necessità innata di presentarsi a vicenda idee, ricercare impensati emendamenti ai pensieri intimi più farneticanti, mettersi insieme per fare e disfare, essere cittadini più che attivi, immersi addirittura in una sfera di interattività eccetera.

E’ veramente questa spinta decentrante a determinarmi?
Sinceramente, direi che questa fase è prematura. Ci si arriverà, ma questa è per me materia in divenire.
In questa prima fase è invece in virtù di un’attitudine prettamente espressiva che una tastiera mi chiama a tratti a dichiararmi su eventi e varie amenità, patenti assurdità individuate nei meandri di determinate pratiche, punti da marcare rinvenuti in mie esperienze e attività.
Più precisamente qui ci si dedica ad esercitarsi destramente in ardite sequenze narrative (che dipanare pensieri è sempre narrare) di pezzi in cui una sequenza di varia natura è frammista senza preavvisi a derive fantastiche, e frequentemente sarcastiche.
Se mi si chiede che parte ha per me un utente in questa messa in scena, è di partecipare a questa minima epifania di sensi, se ne trae piacere. E se ha in siffatta esperienza maniera di raffinare anche minimamente una sua mappa dei punti di vista imprevisti.

6 commenti su “In assenza di definizione

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