It’s the BarCamp, stupid!

Apprendo da Giovy che “per partecipare al BarCamp non bisogna ASSOLUTAMENTE avere qualcosa da dire su Internet, blog, Web 2.0, tecnologia o altro!”. Addirittura altro!
Antonio lo ha immediatamente assunto come “il post definitivo sul Romecamp”. Eppure lo stesso Romecamp si autodipingeva fin dalle prime fasi organizzative come “una s-conferenza Web 2.0 a Roma”, frase che tuttora campeggia come sottotitolo dell’evento.

Ne prendo atto. Anzi, mi aiuta a comprendere la mia refrattarietà a stilare resoconti dei due Barcamp a cui ho presenziato: evidentemente è un oggetto su cui si può scrivere tutto e il contrario di tutto. Non esattamente il mio campo.

8 commenti su “It’s the BarCamp, stupid!

  1. Ehehehe… beh, prendere solo la frase e decontestualizzarla le fa perdere di significato.
    Se averssi aggiunto anche quello che ho scritto dopo, ovvero:

    NON bisogna per forza conoscere FON, o AJAX, o Ruby On Rails, o Twitter o altre diavolerie tecnologiche, per partecipare ad un BarCamp

    avresti dato ai tuoi lettori un’informazione più chiara.
    E che il BarCamp sia “Web 2.0″ non significa mica che si parli SOLO di Web 2.0, ma del fatto che, COME il Web 2.0, il BarCamp trovi nell’interazione dell’utente (in questo caso il campers, ovvero colui che partecipa) il suo “essere”. :)

  2. Di conseguenza, ogni meeting in cui si parla ed ascolta può essere adeguatamente pubblicizzato come un “sconferenza sulla otorinolaringoiatria”!
    Quand’è che fondi Giovypedia, che sto imparando un sacco?
    Se arrampicarsi sugli specchi è un’arte, posso avere la mail del tuo pusher di ventose? 😉

  3. Parlavo ieri con MCC su GTalk,ho avuto come l’impressione che ci sia una contraddizione in termini su cos’è il BarCamp: prometto nei prossimi giorni di scrivere qualcosa sui BarCamp esteri. A chi è rivolto il BarCamp ? Qual è il pubblico ? Chi sono i partecipanti ? E’ un evento solo per i media ?
    Si parlava anche in altri blog dei risultati dei camp: a mio avviso conference del genere devono portare a conclusioni concrete, perchè secondo me chi va lì lo fa per condividere e confrontarsi. Le presentazioni, i video, devono portare necessariamente a qualcosa Andrea, mi spiace non legger un tuo resoconto: non ho partecipato ad alcun camp, l’impressione da fuori può essere come quella di Maxime che ha segnalatro nel post Giovy (blogstar riunite), o anche l’aspetto “puoi parlare di ciò che vuoi” sottolineato da Giovy. Forse queste conference andrebbero ridefinite: a me farebbe piacere che iniziative del genere portino persone ad “aggregarsi” per formare qualcosa di nuovo, che sia un progetto o anche una semplice idea.

  4. Beh, in effetti, citata così, la frase di Giovy non è contestualizzata e può essere interpretata diversamente. La parola “assolutamente” sta per “non necessariamente”, credo.

    Se dobbiamo andare di sofismi, si può anche dire che la conferenza era “web 2.0″ e non “sul web 2.0″. Quindi una modalità e non un argomento! 😛

    Sofismi (e scherzi) a parte, se scrivi del BarCamp – se ti va, si capisce – puoi scrivere quello che vuoi…che so, le tue impressioni? Presumibilmente saranno diverse da altri, è il tuo punto di vista, non ce n’è uno giusto o sbagliato.
    Se le tue opinioni non sono ben definite o non le vuoi esprimere per i più svariati motivi, quello è un altro discorso…Ci sono argomenti ben più seri su cui si può scrivere tutto e il contrario di tutto, ma non per questo si dovrebbe rinunciare a parlarne se si ritiene di aver qualcosa da dire, no?

    p.s. Del resto, sono gli altri che valutano un post – o qualunque altra cosa – come “definitivo”, no? 😛

  5. Iniziamo a distinguere il significato di BarCamp, da ciò che di fatto è diventato il BarCamp in Italia, premesso che la sua formula mi piace, che parteciperei volentieri e che non ho proposto il PubCamp in polemica col BarCamp visto che si tratta di due cose completamente diverse… Ho risposto sul blog di Giovy, ma il mio commento è ancora in moderazione.

  6. @ Andrea: la tua ironia stupida lascia il tempo che trova. Non ho nessun motivo di arrampicarmi sugli specchi, le mie idee ed il mio testo è chiaro e limpido… se poi tu non sai leggere, è un problema tuo.
    Infatti svaroschi (come decine di altre persone che hanno letto, ripreso e linkato il mio post) non ha avuto il minimo problema a comprendere quanto ho scritto.
    Saluti.

  7. Dario, è vero che abbiamo sinapsi sincronizzate, come mi facevi notare altre volte. Anch’io avevo pensato di valutare i barcamp esteri come termine di confronto. Devo dire che, sotto questo riguardo, il Romecamp è indubbiamente un successo, per risonanza e partecipazione.
    Ma ritengo che ormai il format non riesca più a contenere tutte le istanze differenti che stanno portando a queste (accese) discussioni, appena passata la fase cronachistica dei resoconti.
    Il Camp attuale serve molto verso l’esterno (che percepisce un movimento virtuoso) e per le attività di network, da cui non sono affatto esclusi nuovi elementi, come sento talvolta lamentare.
    Però non ha alcuna forza propulsiva di nuove idee, azioni di gruppo, innovazioni tecniche, capacità di attrazione di capitali. Per quello serve un impulso diverso, da pensare.

  8. Giovy, se la mia ironia è andata troppo in là me ne scuso, anche se, fossi in te, non disprezzerei l’idea del Giovypedia :-)
    Il tuo concetto è del tutto chiaro: chiami a raccolta più gente possibile per venire a parlare di argomenti off topic a incontri che invece hanno un topic preciso.
    Ed è proprio questo che trovo inaccettabile, almeno quanto lo è dover dribblare gente ferma sul prato dello stadio che aspetta il 12 barrato durante un derby.

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