La mappa delle forme errate

Di tutta la paginona del Foglio di ieri dedicata ai blog, l’unico brandello di nuova conoscenza acquisita è nella frase di Sandro Fusina “redarre un primo catalogo”. Armato di sogghignante sarcasmo, ho aperto il fido Gabrielli, certo di non trovare il vocabolo incriminato:

redàrre, forma verbale errata invece del corretto redìgere, foggiata sul pp. m. redàtto.

Bella sorpresa! Nel dizionario trovano posto anche le forme errate. Che teoricamente sarebbero infinite, perché si può sbagliare in tutte le direzioni. Ovviamente sono degni di inclusione solo gli errori “qualificati”, che sono largamente diffusi e dipendenti da deviazioni in qualche modo comprensibili.
A me piacerebbe averli in un fascicolo a parte del vocabolario, tutti questi errori giustificabili. Testimoni della vitalità irrefrenabile della lingua, ma anche di come si possa facilmente giungere a conclusioni sbagliate da premesse corrette.
Qualcosa insomma di analogo alla istruttiva mappa delle opinioni sbagliate sui blog che il Foglio ha ritenuto di concentrare nella suddetta paginona.

4 commenti su “La mappa delle forme errate

  1. Appunto finissimo questo tuo, caro Martines! Che Iddio ce li conservi, i lettori che hanno la santa pazienza di scrutare col microscopio le parole che la vita fa leggere! Un saluto brianzolo a un romano de Roma, come mi par tu sia.

    Brian

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