Meno famiglia, grazie

Senza entrare nel merito dell’erosione progressiva della laicità dello stato, e dello scollamento della classe politica con il sentimento del paese…

1) Anni fa (non so se sia ancora lì) nella biblioteca Alessandrina di Roma c’era un totem che erogava consigli di inserimento lavorativo ai neolaureati. Al punto 1 recitava: “attivare tutti i contatti familiari”.

2) E’ un dato acquisito lo scontro in atto tra una generazione in gran parte privata dell’autosufficienza economica e le generazioni precedenti, pervicacemente abbarbicate agli ampi diritti acquisiti quando è ormai chiaro che i loro figli godranno di una minima frazione di quello che a loro è stato garantito. Nell’Italia postberlusconiana dicesi “famiglia” un regime economico di assistenzialismo paternalistico che delega a tempo indeterminato ai genitori il rabbocco più o meno volontario del reddito della progenie fino al livello di sussistenza. Il grasso accumulato dai padri dovrà bastare a sfamare anche i figli.

Lo slogan del Family Day è “Più famiglia. Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese“.
Mi permetto di dissentire.

One thought on “Meno famiglia, grazie

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