Perché non sono qui

Anch’io, come altri amici, mi sono svegliato tra i comunisti.

Io sarei qui

Forse il problema non è tanto nell’imperfetta taratura delle domande inserite nel sondaggio di Voi siete qui.

E’ piuttosto molto timida l’offerta politica di soluzioni per riequilibrare la rapida desertificazione del potere d’acquisto dei redditi medi e bassi. Provate a proporre l’obiettivo di far recuperare agli stipendi il valore che avevano solo 5 anni fa: vi si darà dell’anarco-insurrezionalista.
In questo gioco al ribasso in cui ogni smottamento della qualità della vita dei lavoratori è considerato irreversibile, è normale che dei punti programmatici di semplice buon senso mandino l’indicatore del sondaggio fuori scala a sinistra.

Allora perché non si vota tutti a sinistra?
E qui la scelta delle domande per il sondaggio rivela la sua strutturale debolezza, perché fa leva solo sulle proposte, e non sulla possibilità e capacità e volontà di realizzarle, sui giudizi riguardo alle iniziative politiche passate, sulla capacità di rappresentare tutte le generazioni, sulle tare culturali e la modernità della proposta.
Io sono una persona di sinistra, diciamolo.
Purtroppo, come tanti, reputo invotabile la sinistra radicale, per una serie di motivi:

  • Ha proposto l’indulto. Che nella nostra situazione di illegalità onnipervasiva è un pugno allo stato democratico.
  • E’ gerontofila: garantista a oltranza dei diritti acquisiti a scapito di quelli delle nuove generazioni, che ne avranno molto più bisogno.
  • Sotto l’ombrello dell’estensione dei diritti ai lavoratori ha storicamente permesso il riparo di gravi ingiustizie. Il nepotismo, l’inefficienza della pubblica amministrazione e l’assenza di meritocrazia nascono in gran parte da lì: chi non sa o non vuole lavorare bene NON DEVE AVERE il lavoro garantito. E finché non si trova un correttivo all’usurpazione dei diritti è come se questi non ci fossero affatto, perché il grado di ingiustizia del sistema è analogo.
  • Non sa rispettare i patti: una volta firmato il programma dell’Unione bisognava semplicemente applicarlo, senza alzare continuamente la voce in forza del proprio potere di veto.
  • Pur se la ricetta liberista è una pura propaganda che non si è mai dimostrata valida quando applicata, è pur vero che solo se le aziende crescono si può distribuire ricchezza ai lavoratori. E qui la sinistra radicale non si è dimostrata in grado di agganciare le sue ragioni a proposte credibili. Un programma organico deve riuscire ad incentivare le aziende che vogliono e sanno creare prodotti e servizi competitivi, penalizzando chi invece punta ancora sullo sfruttamento di nicchie monopoliste, sull’assenza di liberalizzazioni, su accordi di cartello ed aiuti di stato. E purtroppo, nel nuovo contesto di mercato, il piccolo non è più competitivo, anche quando virtuoso: l’economia italiana delle microaziende non è più sostenibile.
    Fin quando la sinistra non sarà in grado di riformulare un modello economico funzionante in questo secolo, non sarà strutturalmente idonea ad indicare delle linee politiche capaci di assicurare il bene duraturo dei cittadini. Se lo scenario attuale non consente un modello stabile, si concentri sui nodi di svolta capaci di cambiare lo scenario: che so, l’economia dell’idrogeno o l’estensione globale dei diritti dei lavoratori ai paesi emergenti.
  • Considera ancora l’efficienza un alienante disvalore figlio del fordismo. Che in alcuni casi può essere vero, ma occorre solo verificarne gli abusi, non condannarla ideologicamente.
  • Il progresso nell’estensione dei diritti ha generato (solo in Italia) una mostruosa burocratizzazione di ogni procedura, avviluppata da lacci e lacciuoli, parentesi e controlli che hanno condotto alla paralisi del paese. Ed ha conseguentemente creato caste di intermediari responsabili della lievitazione dei prezzi ai consumatori, e spesso della diminuzione dei salari.
    Se io scrivessi un periodo con mille subordinate concentriche per esprimere con perfetta esattezza la mia opinione, otterrei un pensiero precisissimo che però nessuno riuscirebbe a leggere. Così i mille giusti “distinguo” stratificati nei codici da decenni di ipertrofia normativa portano alla fine meno giustizia sociale di regole meno sofisticate ma chiare, concise e il cui rispetto sia facilmente verificabile. Ma non sento mai considerazioni di questo tenore provenire da quel lato dell’arco costituzionale.
  • Condizionata storicamente dalla propria logica di apparato, purtroppo non è mai riuscita a combattere la tendenza degli apparati a concentrarsi esclusivamente sull’obiettivo della propria sussistenza. E questo difetto di manutenzione della propria ragione di vita l’ha nel tempo mummificata e svuotata di energie.

Dateci un programma di sinistra espresso da una classe politica esente dalle suddette pregiudiziali.
Dateci una sinistra utile, e poi ne riparliamo.

4 commenti su “Perché non sono qui

  1. Tutto quello che dici è sacrosanto. E ti sta scrivendo una che è di sinistra. Ti dico questo per farti capire con che cuore pesante vado a votare. Per l’ennesima volta turandomi il naso e votando contro e non votando per.
    Ma votare a destra proprio non ce la faccio.

  2. Ormai per non sentire la puzza il naso te lo devi turare con il cemento armato, ma poi non lamentarti quando saremo trascinati verso il fondo, che il cemento fa quell’effetto 😉

    Non è mica obbligatorio votare o per la sinistra radicale o per la destra. Ci sono altre scelte possibili.
    E, last but not least, non è mica obbligatorio votare.
    E non mi si venga a dire il non voto sarebbe qualunquismo: se non c’è offerta politica adeguata alla richiesta, che altro modo ti lasciano per farglielo capire?

  3. Il bello è che io non sono della sinistra radicale. Mi definirei una moderata. Ma di votare la Democrazia Cristiana reloaded, perfavore, abbiate pietà di me…, non me la sento.

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