RitaliaCamp, tra il dire e il fare…

Io esprimo il disappunto di chi si aspettava che l’evento fosse organizzato con l’intento di darsi una struttura per cominciare a lavorare concretamente dal giorno successivo. Gran parte degli astanti, dai commenti che mi è capitato di raccogliere, si aspettavano la definizione di tavoli di lavoro, la discussione sulle metodologie di organizzazione e sui workflow, sugli strumenti di collaborazione (che tanto decantiamo) da utilizzare, sul “chi decide”, e via discorrendo.
Da qualche giorno era apparso chiaro che non sarebbe stato così, che non era nelle intenzioni né tantomeno nelle capacità degli organizzatori. Ma allora non andava ventilato affatto il proposito, sempre ribadito, di produrre un documento finale in giornata, se non erano stati predisposti strumenti per farlo concretamente.
Va detto, a scanso di equivoci, che chi covava malumore per lo svolgimento non operativo della giornata non sembra abbia mosso un dito per cercare di ribaltare la situazione: semplicemente si aspettavano che qualcuno si fosse preso la briga di svolgere il lavoro più rognoso (trovare le forme per incanalare un flusso destrutturato in direzioni operative coerenti). Mi metto anch’io tra questi, che non hanno avuto la forza di proporre una gestione alternativa dell’evento, pur colloquiando per tutto il giorno con gli organizzatori (il cui impegno è stato comunque enorme, c’è da riconoscerlo).

La forma Barcamp non è minimamente adatta all’uopo. La sua connotazione di brodo primordiale è talmente lontana dalla politica del “fare” che si rischia anzi ormai che passi come una meteora in Italia senza lasciare segni concreti di produzione collaborativa al suo interno, né capacità di proselitismo verso l’esterno. Sarebbe grottesco generare delle caste concentriche di influencer, coccolate dalle aziende, che non hanno alcuna influenza fuori di se’ stesse.

La parte dei presenti che si aspettava un Barcamp vero e proprio non sembra essere rimasta soddisfatta dal parco degli interventi.

Surreale l’iniziale tentativo di brainstorming tra 250 persone, con Goetz nella parte di Totti e Gattuso.

L’atteso insider Ottolini non ha fatto opera di outing, come tutti attendevano, ma si è limitato ad esporre qualche opinione generica di politica del turismo italiano, tra il banale (tanto da provocare l’irritato e rumoroso abbandono di un gruppo di uditori) e l’improbabile (italia.it come sito di commercio elettronico, o la proposta di sconfiggere la delinquenza organizzata al sud). Per scongiurare eventuali tentativi di linciaggio, si è fatto scudo della prole lungo tutto l’intervento, vecchia volpe.

Il contestato presidio di IBM, nella persona del dott. Previtera, vice presidente dei rapporti con le PA, ha trovato buon gioco nello scaricare alcune colpe sulla parte assente, il committente, mentre ha fatto mostra di essere bonariamente aperto ad accogliere gran parte dei rilievi sottopostigli.
Dottor Previtera, la timeline è chiusa: quando il portale va in esercizio, time is over. Il risultato dev’essere, in quel punto, qualitativamente adatto al soddisfacimento degli obiettivi e dei vincoli definiti dal capitolato di gara. Poi eventuali miglioramenti apportati possono mirare al conseguimento dell’eccellenza, non certo al salvataggio dal ridicolo.
Attendo comunque il completo adeguamento del portale alla legge Stanca sull’accessibilità, obiettivo da lei annunciato come prossimo, “questione di giorni”. Da questo valuteremo la serietà dei propositi esposti nel suo intervento.

Melanconici i commiati (sia al Camp che nel comunicato): dovevano esprimere un “eccoci pronti a lavorare, ognuno sa cosa deve fare”; sono suonati invece come un “non perdiamoci di vista”. E va bene, non perdiamoci.

2 commenti su “RitaliaCamp, tra il dire e il fare…

  1. Condivido la tua analisi e francamente ti dico che non siamo stati oggettivamente in grado di fare di più o di meglio. La domanda che si pone oggi è come fare per far si che comunque si dia forma ad un lavoro utile?

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