La letteratura combinatoria

Codici di restrizioni

13 novembre 2009

Le restrizioni caratteristiche manifestano un’interattività tenace con le restrizioni operate dal codice linguistico anche nei casi non parassitari: se le prime sono condizione necessaria e sufficiente alle regole combinatorie, esse agiscono normalmente integrando le seconde, rispettandone le leggi; sono forze costrittive che vengono messe a sistema per strizzare fuori dal guscio il senso degli enunciati linguistici tramite la regolamentazione eccessiva, che mette a nudo la disarmata dipendenza del contenuto dalle scelte operate sul piano formale dell’espressione.

Le restrizioni fissate dal codice condividono d’altronde con quelle arbitrarie la natura combinatoria, il che le rende facilmente integrabili: la fonologia, il lessico, la morfologia, la sintassi, la semantica, la pragmatica studiano le possibilità combinatorie degli elementi linguistici propri a ciascuna disciplina, rintracciando le regole che ne consentono l’organizzazione in enunciati: la combinazione di queste unità è in realtà tecnicamente un’operazione di disposizione, come abbiamo visto, perché in gran parte dedita all’ordinamento sequenziale degli elementi in strutture convenzionali.

Ma la combinatoria usufruisce non solo delle restrizioni del codice, ma anche e soprattutto di quelle formalizzate in sottocodici che regolano il «buon uso» degli strumenti linguistici, storicamente identificate come oggetto della retorica. Attraverso le sue griglie analitiche e prescrittive, oggetto di una bimillenaria opera di assestamento, sono fatti fluire tutti i fenomeni di modificazione del codice linguistico, sia definitivi (che cioè alterano permanentemente un uso linguistico o una voce del lessico) che transitori.

Già la classica suddivisione in parti della retorica presenta caratteri giustapponibili con quelli combinatori: se «la disposizione [dispositio] è l’ordinamento e la distribuzione degli argomenti; essa indica il luogo che ciascuno di essi deve occupare»[1], la Permutazione è in ambito combinatorio l’operazione la cui possibilità definisce lo spazio astratto che la dispositio si propone di codificare (sebbene quest’ultima manchi di una struttura-contenitore che definisca i limiti del contenibile); in realtà i due concetti ricoprono lo stesso campo dell’ordinamento sequenziale degli elementi, ma in modo complementare, seguendo due finalità opposte: alla pura possibilità della Permutazione indiscriminata la dispositio sovrappone una codificazione, un insieme di regole tese a ridurre il numero di permutazioni valide, cioè retoricamente efficaci, nei tre ambiti di sua pertinenza:

1) la partizione dell’intero discorso e di singole sezioni;

2) l’ordinamento dei contenuti all’interno di ciascuna parte;

3) l’ordine delle parole nella formulazione delle idee.

In ognuno di questi ambiti la dispositio postula delle stringhe di riferimento (ordo naturalis) come configurazione sequenziale “naturale” che riproduce il susseguirsi cronologico degli eventi e la loro concatenazione logica, segnando una linea di riferimento nel campo astratto della Permutazione, attorno alla quale viene disegnata la zona franca di un ordo artificialis come limitato insieme delle trasgressioni concesse all’ordine naturale, quando esse s’impongono ai fini di una maggiore efficacia argomentativa.

Come la dispositio sta alla Permutazione, l’inventio sembra stare alla Combinazione, in quanto criterio di selezione per estrarre determinati elementi dall’insieme: «L’invenzione [inventio] è la capacità di trovare argomenti veri o verosimili che rendano la causa convincente»[2]. Si tratta quindi di un’operazione di selezione di elementi topici dall’insieme di quelli possibili, come sottolinea la Mortara Garavelli nell’esporre i termini dell’ampia esemplificazione proposta da Quintiliano nell’Institutio oratoria:

… si ricorreva volentieri a situazioni e personaggi delle tragedie greche […], che appartenevano alla memoria collettiva, all’insieme delle conoscenze condivise in quanto elementi dell’enciclopedia… [3]

Ci preme sottolineare l’identificazione degli elementi combinabili dell’insieme come elementi di un’enciclopedia, poiché la tentazione enciclopedica è coestensiva alla poetica combinatoria, prevede questa identificazione come sviluppo naturale delle sue pratiche.

Se la manipolazione delle parti del discorso già manifesta caratteri che ci interessano, è nell’elocutio, l’atto di dare forma linguistica alle idee, che la combinatoria impone maggiormente le sue caratteristiche. Per definire le regole del buon uso linguistico l’elocutio censisce le possibilità di infrazione al codice della grammatica (considerato come sistema rigido e onnicomprensivo), pur riconoscendo che i risultati di tali deviazioni possono talvolta sia entrare a far parte del codice per consuetudo, quando l’uso sia diffuso nel linguaggio parlato, sia essere riconosciute valide per auctoritas, quando acquistano un uso funzionale nel linguaggio poetico. E’ per questo che l’elenco delle figure retoriche assume un valore di repertorio degli strumenti poetici. Per ogni categoria individuata la retorica classica fornisce un repertorio di improprietà ed uno di liceità, ponendosi in aperto conflitto con la grammatica, al cui parlare corretto contrappone il parlare bene, secondo il principio che privilegiava le esigenze di persuasione (nell’oratoria giuridica) e stilistiche (nella poesia) rispetto ai doveri grammaticali.

Sullo schema delle quattro virtutes elocutionis ciceroniane (omettendo l’aptum, la “convenienza”, di natura extra-linguistica) Lausberg riassume così le restrizioni e le concessioni imposte ad ogni categoria[4]:

 

ERRORI

LICENZE

VIRTU’

A

B

A1

B1

in parole

singole

in connessioni

di parole

in parole

singole

in connessioni

di parole

Puritas

barbarismi

arcaismi

solecismi

metaplasmi

figure

grammaticali

Perspicuitas

oscurità

totale

sinchisi

oscurità

totale

sinchisi

ambiguità

di senso

ambiguità

sintattica

ambiguità

di senso

ambiguità

sintattica

Ornatus

oratio inornata

mala affectatio

sinonimi

tropi

figure di parola

“   di pensiero

 

La correttezza lessicale e grammaticale (puritas), la chiarezza (perspicuitas) e la bellezza (ornatus) sono i caratteri distintivi del buon uso del linguaggio. Alcune di queste voci, che racchiudono famiglie di singoli procedimenti, sono relative ad operazioni di natura combinatoria, che vengono però qui disseminate tra i metaplasmi (cambiamenti nella forma di singole parole), le figure grammaticali e quelle di parola.

Più congrue appaiono le tipologie neoretoriche contemporanee, che usufruiscono di uno slittamento millenario degli interessi retorici verso l’ormai esclusiva prevalenza dell’elocutio. La Retorica Generale del Gruppo m chiama metabole queste infrazioni tipiche del codice, fornendo un ordinamento che ne mette a nudo le valenze combinatorie. L’elenco delle procedure è fondato sulla considerazione dei procedimenti come operazioni effettuate sugli elementi di insiemi che costituiscono i vari livelli della formazione d’un enunciato linguistico[5]:

 

 

 

GRAMMATICALI (Codice)

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LOGICHE (Referente)

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ESPRESSIONE

CONTENUTO

A. Metaplasmi

B. Metatassi

C. Metasememi

D. Metalogismi

PROCEDURE

Morfologia

Sintassi

Semantica

Logica

I. Soppressione

1.1 Parziale

 

 

 

 

 

1.2 Totale

 

Aferesi, apocope, sincope, sineresi

Cancellazione, blanchissement

 

Crasi

Ellissi

 

Sineddoche e antonomasia generalizzanti, comparazione, metafora in praesentia

Asemia

 

Litote concettuale (e particolarizzante referenziale)

Reticenza, sospensione, silenzio

II. Aggiunzione

2.1 Semplice

 

 

 

2.2 Ripetitiva

 

 

Prostesi, dieresi, affisso, mot-valise

Raddoppiamento, insistenza, rima, allitterazione, assonanza, paronomasia

 

Parentesi, concatenazione, esplezione, enumerazione

Ripresa, polisindeto, metrica, simmetria

 

Sineddoche e antonomasia particolarizzanti, arcilessia

nulla

 

Iperbole, silenzio iperbolico

Ripetizione, pleonasmo, antitesi

III. Soppressione-

Aggiunzione

3.1 Parziale

 

 

3.2 Completa

 

 

 

3.3 Negativa

 

 

 

Linguaggio infantile, sostituzione d’affissi, calembour

Sinonimia senza base morfologica, arcaismo, neologia, prestito, coniazione

nulla

 

Sillessi, anacoluto

Transfert di classe, chiasmo

nulla

 

Metafora in absentia

Metonimia

Ossimoro

 

Eufemismo

Allegoria, parabola, favola

Ironia, paradosso, antifrasi, litote 2

IV. Permutazione

4.1 Generica

 

4.2 Per inversione

 

 

Antistrofe, anagramma, metatesi

Palindromo, verlen

 

Tmesi, iperbato

Inversione

 

nulla

 

Inversione logica, inversione cronologica

 

Di questo imponente lavoro di ordinamento, ormai coscientemente posto come «strumento della poetica»[6] (dall’antica accezione negativa di infrazione del codice, siamo passati alla funzione poetica positiva di questi procedimenti minimali), ma valido per ogni genere di discorso, i piani che maggiormente ci interessano sono quelli delle figure di espressione: le pratiche di “poesia artificiosa” sono caratterizzate esclusivamente dall’impiego eccessivo di questi procedimenti minimali, secondo procedure di reiterazione d’una figura lungo tutta la composizione. L’artificialità poetica nasce insomma dall’estensione indefinita dell’applicazione di una figura, che nel passaggio dalla singolarità alla totalità restringe la libertà compositiva contraendo lo spazio riservato al senso: tale passaggio avviene grazie alle potenzialità combinatorie dei differenti livelli delle aggregazioni linguistiche.

 

Ai codici di restrizioni linguistici e retorici si sovrappone un ulteriore livello di griglie normative, che mettono in relazione determinate opzioni elocutorie con l’attuazione di tecniche espressive codificate in generi letterari; è la poetica, disciplina dai confini variabili a seconda del paradigma teorico scelto, che ha il compito di rintracciare e definire questo ulteriore ordine di restrizioni; essa si occupa della «ricerca delle leggi e delle regole di formazione e di costruzione di diversi tipi di strutture letterario-artistiche nelle diverse epoche, in connessione con l’evoluzione dei generi letterari e dei loro stili»[7]. La forma di queste regole, che mettono a sistema soluzioni letterarie provenienti dai più diversi livelli, è determinata da ragioni storiche, estetiche, e perfino di adeguamento a superiori restrizioni di carattere “fisico”[8], ma non manifesta caratteri specificamente combinatori. Pertanto il più delle volte queste opzioni sono o ignorate (non attenendosi a nessun genere o modello letterario istituzionalizzato) o rese “non pertinenti” nelle opere combinatorie, non vengono cioè investite dalla minuziosa opera di regolamentazione.


[1] Rethorica ad Herennium (I, 2, 3).

[2] ibid.

[3] Bice Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Milano, Bompiani, 1994, p. 61.

[4] Cfr. Heinrich Lausberg, Elementi di retorica, Bologna, Il Mulino, 1969.

[5] Gruppo m, Retorica generale. Le figure della comunicazione, Milano, Bompiani, 1976.

[6] id., p. 14.

[7] Viktor V. Vinogradov, Stilistica e poetica, Milano, Mursia, 1972, p. 232.

[8] Come ad esempio nel caso delle tre unità “aristoteliche”, che hanno la funzione poetica di limitare la convenzionalità della rappresentazione teatrale, restituendo un’articolazione più fisicamente verosimile dei trasferimenti spazio-temporali.