La letteratura combinatoria

Primo procedimento

13 novembre 2009

Sceglievo due parole quasi simili (sul tipo dei metagrammi). Per esempio billard [biliardo] e pillard [predone]. Poi vi aggiungevo parole simili ma prese in due sensi differenti, e ottenevo così due frasi quasi identiche.

Per quanto riguarda billard e pillard le due frasi che ottenni erano queste:

1. Les lettres du blanc sur les bandes du vieux billard…

2. Les lettres du blanc sur les bandes du vieux pillard…

Nella prima, lettres [lettere] era preso nel senso di «segni tipografici», blanc [bianco] nel senso di «gesso» e bandes [bande] nel senso di «sponde»: «le lettere tracciate col gesso bianco sulle sponde del vecchio biliardo».

Nella seconda, lettres era preso nel senso di «missive», blanc, nel senso di «uomo bianco» e bandes nel senso di «orde guerriere»: «le missive inviate dall’uomo bianco a proposito delle orde del vecchio predone».

Trovate le due frasi, si trattava di scrivere un racconto che potesse cominciare con la prima e finire con la seconda.

Dalla soluzione di questo problema ricavavo tutti i materiali.[1]

Questo procedimento è alla base dei Textes de Grande Jeunesse ou Textes-Genèse, diciassette piccoli racconti giovanili che Roussel non fece pubblicare se non postumamente, in appendice al testo-chiave, di cui sono innocenti nonché trasparenti applicazioni. La frase presa ad esempio si riferisce a Parmi les noirs, racconto in cui lo stesso Roussel indica trovarsi la genesi completa di Impressions d’Afrique, libro pubblicato dieci anni dopo, in cui si manifestano tutte le progressive variazioni dei procedimenti, come illustreremo successivamente.

Ad essi si devono aggiungere i tre soli esempi di applicazione del primo procedé indicati esplicitamente in Comment: Chiquenaude (1900), Nanon (1907) e Une page du Folk-Lore breton (1908), racconti che precedono il periodo in cui Roussel trova la perfetta misura nell’impiego delle sue regole.

Tutti questi testi presentano l’invariabile formula dell’utilizzo della prima frase come incipit, della seconda come explicit: il racconto è semplicemente la descrizione dello spazio semantico che intercorre tra i significati delle due frasi, o meglio del percorso che la fantasia di Roussel traccia all’interno di questo campo. Ma, inizialmente, la nostra attenzione deve concentrarsi sulle frasi di partenza, sul loro reperimento, sulla diversità degli elementi che mettono in successione, sulle particolari aperture di possibilità che, prima di ogni loro riempimento nella fase del concreto assemblaggio, mettono a disposizione dell’autore.

Ribadiremo la scelta dell’autore di «les lettres du blanc sur les bandes du vieux billard (pillard)» come frase esplicativa; la sua esemplarità non è dovuta solo all’importanza genetica nello sviluppo successivo dei procedimenti, ma soprattutto alla sua capacità di combinare linee linguistiche eterogenee.

La frase presenta, come nella maggior parte (quattordici) delle altre diciannove frasi-genesi usate in questo procedimento, tre punti di ambiguità semantica, ovvero tre parole passibili di almeno una doppia denotazione (omonimi), ed un binomio di parole simili, legate cioè da rapporti paronimici. Nel nostro caso anche tra gli omonimi possiamo rintracciare differenze genetiche sostanziali:

– il significato di lettres [missive] è di diretta derivazione semantica da lettres [lettere alfabetiche], mediante una traslazione di tipo metonimico nel codice linguistico (“fogli di carta su cui sono vergate lettere alfabetiche, per comunicare a distanza”).

– il significato di blanc [gessetto da biliardo] e quello di blanc [uomo bianco] appartengono a sottocodici diversi, ma hanno una comune origine (ed un’analoga forma di derivazione metonimica) nel termine denotativo blanc [colore].

– i significati di bandes [sponde del biliardo] e di bandes [orde guerriere] hanno origini completamente diverse, che si riscontrano anche nella lingua italiana: il primo deriva dal provenzale banda [parte, lato] (sec. XIII); il secondo dal latino medievale bàndum [insegna] (sec. XVI), a sua volta derivato dal gotico bandwa [segno], per trasferimento semantico dall’insegna agli uomini raccolti intorno ad essa (Diz. Gabrielli, 1989).

Tale eterogeneità etimologica è rintracciabile negli elementi di tutte le frasi-genesi adoperate da Roussel. I campi da riempire, da lui predisposti, spaziano già in questa prima versione del procedé dalle omonimie di trasferimento semantico (a carattere denotativo o connotativo), alle omonimie casuali, alle paronimie (con variazioni di una lettera, in un solo caso di due). Roussel, per arrivare da una parola all’altra, ha così a disposizione corsie preferenziali negli itinerari (diacronici) originariamente percorsi dai significati delle parole stesse, o in quelli (sincronici) della coabitazione casuale di due significati in un solo significante.

Analizzeremo in astratto tale compresenza di fattori, poiché le differenze sono in realtà ignorate da Roussel in fase di assemblaggio, ma la loro evidenza si impone come pura possibilità nell’iniziale processo di “carica” del meccanismo rousseliano, tanto che su di esse s’incentrano le interpretazioni più interessanti del procedé.


[1] Come ho scritto alcuni miei libri, op. cit., pp. 265-66.