Shot happens

Il massacro al Virginia Tech non è una fatalità, né tantomeno un mero effetto collaterale delle peculiari “libertà” sancite dalla Costituzione di Jefferson.
Non esistono tratti ancestrali di una civiltà che non possano evolvere sotto la pressione dei tempi e il mutamento delle priorità economiche.
Un secolo fa l’etica protestante del risparmio fu abilmente piegata dalla cultura indotta del consumismo.
Il tabagismo ha fatto parte integrante della mitografia americana fino a quando si è deciso che il bilancio statale non poteva continuare ad assorbirne gli ingenti costi medici (o fino a quando la relativa lobby non ha perso qualche guerra).

Arroccata attorno a interpretazioni strumentali del Secondo Emendamento, l’amministrazione Bush continua a propagandare la battaglia ideologica del diritto individuale all’autodifesa armata, orientando la pubblica opinione verso la spirale della paura (nel senso dipinto da Michael Moore), nonostante sia trasparente la sua compromissione con la lobby delle armi, principale cassaforte delle vittoriose campagne presidenziali. E nonostante sia evidente che queste tragedie proliferano laddove c’è libera vendita di armi da fuoco.

Io sono pessimista: ho idea che lo stesso concetto di “conflitto d’interessi”, sulla cui regolazione s’incardina la condizione stessa di mantenimento di un ordine democratico, stia cedendo sotto l’imbarbarimento generico delle capacità critiche: stanno semplicemente diminuendo gli occhi capaci di vederlo, e di scandalizzarsene.

Qui è già successo. Ancora per un po’ saremo immuni, invece, dall’invasione dei supermarket del piombo, protetti dall’orrore di queste immagini. Queste, per fortuna, le vediamo ancora bene.

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