Uno Skel per Free Burma

Gigi, Dario e Riccardo hanno preparato un pagecast per l’iniziativa Free Burma, a sostegno della causa del popolo birmano.
Un pagecast è una pagina personalizzata di Pageflakes in cui un utente può aggregare contenuti tematizzati, resi disponibili da terze parti in syndication o tramite API, creando una struttura di moduli di presentazione ottimizzata per il monitoraggio di un determinato topic. La pagina risultante può essere lasciata privata, disponibile a gruppi ristretti di utenti, o resa pubblica.
Netvibes ha sviluppato uno strumento equivalente, ma più completo: un Universo di Netvibes comprende un’intera nuova istanza dell’interfaccia, con tab multiple interamente personalizzabili.

Al di là delle denominazioni proprietarie, non si è affermato un nome ne’ una identità di specie per questi prodotti. Quasi due anni fa, per il mio progetto originale di Excite MIX proposi per questi strumenti (ancora mai realizzati) un concept derivato per analogia dal termine Skin: seguendo la metafora corporea, se la presentazione personalizzata di un prodotto è una Skin (“pelle”), una struttura interna dei contenuti personalizzata non può essere che uno Skeleton (“scheletro”). Da allora noi utilizziamo il nomignolo di Skel per queste strutture di contenuti generate dagli utenti di piattaforme di aggregazione. Skin & Skel, facile e significativo.

E’ sorprendente quanto sia stata trascurata finora l’evoluzione di strumenti del genere, che corrispondono in toto alla definizione di disruptive technology, essendo potenzialmente in grado di rivoluzionare il mercato della distribuzione di contenuti.
Io sono convinto che sarà questa la formula di più vasto accesso (e successo) alla rimediazione dei contenuti che caratterizza il nuovo web (a parte le effimere denominazioni): l’uso di ambienti online progettati per la facile integrazione di strutture personalizzate di contenuti.
Attualmente queste feature sono drammaticamente sottoutilizzate: in gran parte sono usate da aziende per riunire in una pagina tutte le proprie linee di feed, o da individui per aggregare (condividendoli) tutti i propri interessi personali. Non sembra affiorare una sufficiente cognizione del fenomeno in grado di generare un mercato nella produzione di queste strutture di contenuto tematizzato: le rassegne stampa, il monitoraggio di eventi, il knowledge sharing aziendale, la condivisione degli sforzi di determinate ricerche scientifiche, la controinformazione.
Sono convinto che tra dieci anni lo Skel Producer sarà l’incarnazione più richiesta dell’attuale ruolo di Content Manager.

Come la disponibilità del termine “Ajax” fu identificata come tipping point per l’esplosione delle pratiche a cui si riferiva (prima di allora difficili da identificare e comunicare), allo stesso modo credo che un termine comune a cui riferirsi per questi strumenti potrebbe finalmente sbloccarne la diffusione e costituire un terreno comune di confronto per far fare alle piattaforme di rimediazione dei contenuti un deciso salto di qualità.

5 commenti su “Uno Skel per Free Burma

  1. E se provassimo a dare una definizione di Skel come ai suoi tempi è stata data di Ajax? :) Why not? :)

    Magari con qualche cenno di standardizzazione… 😛

    Per il resto, condivido il parere. Son passato da alcuni mesi a NetVibes e mi trovo tutt’ora molto bene, non la perfezione in assoluto, ma qualcosa che fa già capire le potenzialità. :)

    P.S.: hai visto Adobe Thermo? :)

  2. Andrea, innanzitutto grazie per la segnalazione.

    Bello e semplificativo l’idea di Skel, come al solito cogli sempre l’aspetto fondamentale delle “innovazioni”: mi stupisco di come ancora non sia compresa ma soprattutto sfruttata la potenza di questi strumenti. Netvibes è un esempio superbo, forse tutt’ora l’unico; non mi sono più informato sugli Universi, li hanno finalmente aperti?

    Facciamola questa definizione di Skel, anzi fatela che non mi sento di averne le basi ! 😉

  3. Va bene ragazzi, butto giù qualcosa di più preciso e poi lo vediamo insieme.

    @Folletto: Thermo mi sembra proprio un software per prototipizzare le RIA, ma la cui gestione dei dati è così accurata da far venire ad Adobe l’idea di attaccarlo a Flex e provare a venderlo a grafici e designer in erba (che sono mooolti di più dei progettisti professionali) come scorciatoia di sviluppo per interfacce-spazzatura da consegnare a poche centinaia di euro.
    Siamo sempre in zona Dreamweaver, aggiornata al nuovo web. Comunque vediamo quando esce, magari non sarà così.

    @Dario: per contratto non posso parlare troppo bene di Netvibes 😉

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